Il percorso

Il percorso che ha portato la Casa della carità a essere tra i promotori della campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene” è stato un lungo cammino di riflessione culturale scaturito dalle attività di accoglienza e ospitalità della Fondazione, come indicato dal Cardinale Carlo Maria Martini.

Fin dalla sua apertura nel 2004, infatti, la Casa della carità ha accolto persone in difficoltà, tra le quali molti cittadini stranieri, arrivando a contare tra i suoi ospiti uomini, donne e bambini di 95 diverse nazionalità.

L’emergenza (?) profughi

La cosiddetta emergenza Nord Africa nata dalla “primavera araba” dei primi mesi del 2011 ha portato in Italia migliaia di profughi provenienti dalla Libia. Lo scoppio della crisi siriana, nei mesi successivi, ha ulteriormente acuito il drammatico fenomeno degli sbarchi e reso sempre più urgente il tema dell’accoglienza. La situazione si è via via aggravata con l’approdo sulle nostre coste di migranti provenienti da diversi paesi anche di altre nazionalità, in particolare dell’Africa subsahariana. Il tutto in un quadro di chiusura europea e gestione emergenziale italiana che ha reso straordinario un fenomeno, invece, strutturale.

Erano stranieri e li abbiamo accolti

In questo contesto, Casa della carità non ha fatto mai mancare il proprio contributo in termini di accoglienza, sia con progetti ordinari, compresa l’adesione allo SPRAR dal 2013, sia con iniziative temporanee e straordinarie. Abbiamo più volte aperto le porte del nostro auditorium per accogliere, abbiamo ospitato uomini, donne e intere famiglie in emergenza e abbiamo lavorato sul territorio milanese coinvolgendo la cittadinanza, grazie alle esperienze con le parrocchie di Affori e Bruzzano.


Un fenomeno da governare

Accanto all’aiuto pratico verso chi aveva bisogno, abbiamo sempre portato avanti anche richieste di pensiero e dibattito sia con le istituzioni sia con la società nel suo complesso, anche grazie al lavoro del SOUQ, il Centro Studi Sofferenza Urbana della Fondazione. Non ci siamo mai sottratti al confronto convinti che il fenomeno che avevamo sotto gli occhi andasse governato, unendo accoglienza e legalità, rispetto dei diritti e attenzione alle fasce più deboli della popolazione.

L’urgenza di impegno

È del settembre 2016 la decisione di fare qualcosa in più perché continuava a essere troppo alto il prezzo pagato, in termini di sofferenza e di mancanza di dignità, da parte di chi si lascia alle spalle guerre, dittature o povertà. E perché, negli anni, abbiamo visto pericolosamente aumentare le situazioni di esclusione e illegalità, ma anche il clima di odio e gli episodi di intolleranza.

Fare rete

Abbiamo allora iniziato a organizzare riunioni informali a livello locale con altre organizzazioni impegnate nell’accoglienza, trovando una forte domanda di partecipazione e cambiamento. Quindi, ci siamo incontrati a livello nazionale con realtà della società civile altrettanto determinate nel promuovere un cambiamento dal basso, sia sul fronte della narrazione dei fenomeni migratori sia su quello delle politiche che li regolano. Infine, abbiamo condiviso questa necessità con numero sindaci, quelli che hanno deciso responsabilmente di accogliere, ma che sono i primi a imbattersi nel sistema di irregolarità creato dalla legge Bossi-Fini.

Cambiamento culturale e cambiamento legislativo

In questi mesi ci è parsa evidente la necessità di centrare la mobilitazione su due fronti strettamente congiunti: da un lato il cambiamento culturale e dall’altro quello legislativo. Il primo si fonda sull’incontro con le persone che si lasciano persuadere da un’informazione mediatica che genera paure, pregiudizi e intolleranze: è a loro che vanno riportati i dati corretti e raccontate le esperienze positive, favorendo l’incontro diretto con i migranti. Il secondo affronta il nodo di una legislazione che, da un lato, ha reso la richiesta di protezione internazionale l’unico per entrare regolarmente nel nostro Paese e, dall’altro, fabbrica irregolarità, senza creare inclusione né sicurezza, sprecando i soldi pubblici e ingolfando i tribunali.

La campagna

Ecco quindi nascere la campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene”, di cui la Casa della carità è uno dei promotori insieme a Radicali Italiani, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto e CILD. Sul fronte culturale, la mobilitazione è rivolta a promuovere iniziative sul territorio per veicolare dati e informazioni corrette sul fenomeno migratorio, per sostenere una concezione di sicurezza legata alla legalità, alla solidarietà e alla coesione sociale e non a politiche di chiusura. Mentre sul fronte legislativo l’impegno è teso al superamento della legge Bossi-Fini, per cui è stato elaborato un testo di legge di iniziativa popolare e avviata l’annessa raccolta firme.

Sostieni anche tu la campagna:  visita la pagina “Ero straniero – L’umanità che fa bene”

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